L’incontro tra due anime guerriere, Miyamoto Musashi e Bebe Vio

L'incontro tra due anime guerriere, Miyamoto Musashi e Bebe Vio

Immaginate un luogo fuori dal tempo, un dojo che si estende tra mondi e culture. Qui si incontrano due anime guerriere di epoche diverse: Miyamoto Musashi, il leggendario samurai giapponese, maestro di spada e filosofia, e Bebe Vio, campionessa paralimpica di scherma, simbolo moderno di resilienza e passione. Nonostante le loro armi, un tempo strumenti di vita e di morte o oggi mezzi per superare limiti personali, rappresentino epoche e contesti opposti, entrambi trovano un terreno comune nella dedizione e nella ricerca della perfezione. Il loro dialogo esplora non solo le differenze tecniche e storiche, ma anche il profondo significato filosofico e umano del combattere, vincere e crescere.

Dialogo

Bebe Vio: «Ciao, maestro Musashi! Senti, posso dirti una cosa? Quando mi hanno detto che avrei parlato con te, mi sono detta: “Ok, questa è la conversazione della vita!”. Però ti avverto: io sono un tipo chiacchierone e scherzoso. Non vorrei che ti sembrassi… poco seria.»

Miyamoto Musashi: (Sorridendo leggermente) «Un guerriero non si definisce dal tono delle sue parole, ma dalla sincerità del suo spirito. Parla come sei, giovane guerriera. È così che troveremo la verità in questo incontro.»

Bebe Vio: «Allora mi sento a casa! Sai, per me il fioretto è tutto: mi ha permesso di scoprire una forza che non pensavo di avere. Ma è anche un gioco, una sfida continua. Immagino che per te la katana fosse qualcosa di molto più… pesante, vero?»

Miyamoto Musashi: «La katana non è solo un’arma. È una manifestazione del sé. Ogni colpo deve essere deciso con la mente limpida, ogni movimento deve essere in armonia con il respiro e l’intento. Nella mia epoca, combattere significava vivere o morire. Ma non era il nemico esterno la sfida più grande: era il caos interiore, la paura, l’ego.»

Bebe Vio: «Wow, che profondità! Sai, anche noi in pedana abbiamo una specie di battaglia interiore: la paura di sbagliare, di perdere. Però oggi è diverso, non rischiamo la vita. L’obiettivo è dimostrare chi siamo, sfidando noi stessi e gli altri. Tu riusciresti a vedere un senso in questo?»

Miyamoto Musashi: «Assolutamente. Anche in un duello mortale, la vittoria autentica non è sull’avversario, ma su ciò che ci trattiene dal dare il massimo. La tua epoca, pur priva del pericolo fisico, affronta un altro tipo di minaccia: la dispersione dell’attenzione, il rumore della modernità. Il tuo fioretto, allora, diventa un mezzo per ritrovare la concentrazione, per immergerti completamente nel momento presente.»

Bebe Vio: «Sai, mi fa strano pensare che anche tu, un samurai leggendario, parli di battaglie interiori. Da noi a volte la competizione sembra più una questione di punti e medaglie. Però, quando sono lì, in pedana, sento che c’è qualcosa di più grande. Come lo chiameresti tu?»

Miyamoto Musashi: «È lo zen no ken, la spada dello spirito. Quando combatti senza pensare al risultato, ma solo al momento presente, il tempo si ferma. La tua mente, il tuo corpo e la tua arma diventano una cosa sola. È in quel momento che si raggiunge l’essenza del guerriero.»

Bebe Vio: «È incredibile come parli! Sai, io a volte mi sento come se fossi in una bolla, come se tutto il resto non esistesse. È una sensazione bellissima. Pensi che in qualche modo questo ci renda simili, anche se io vivo in un mondo così diverso dal tuo?»

Miyamoto Musashi: «Certamente. La cultura della spada giapponese insegna che il cammino del guerriero è universale. Che tu combatta per la sopravvivenza o per una medaglia, ciò che conta è la dedizione totale al tuo cammino. La via del fioretto non è diversa dalla via della spada, perché entrambe portano alla conoscenza di sé.»

Bebe Vio: «Mi piace questa idea! Però c’è una cosa che mi fa pensare: per te la katana era sacra, no? Io adoro il mio fioretto, ma non so se lo vedo come qualcosa di così… profondo. Forse sbaglio?»

Miyamoto Musashi:« Non è sbagliato. Ogni epoca e ogni guerriero danno un significato diverso alle loro armi. La katana era sacra perché rappresentava la vita e la morte, ma anche perché richiedeva disciplina per essere padroneggiata. Se il tuo fioretto ti permette di crescere, di esprimere te stessa e di superare i tuoi limiti, allora esso è altrettanto sacro.»

Bebe Vio: «Questa tua visione mi fa venire i brividi! Sai cosa mi piace di te? Il tuo modo di vedere il mondo. È come se ogni gesto, ogni pensiero avesse un peso, un significato. Noi oggi diamo per scontate tante cose. Forse dovremmo imparare a rallentare un po’ di più.»

Miyamoto Musashi: «La velocità non è il nemico, purché sia consapevole. Anche il colpo più rapido deve nascere da un’intenzione chiara e da una mente calma. Questo è ciò che ti consiglio di portare con te: non rallentare, ma non lasciare che la fretta ti allontani dall’essenza.»

Bebe Vio: «È un insegnamento pazzesco. Grazie, maestro. Sai, credo che potremmo davvero imparare tanto l’uno dall’altra. E magari, un giorno, potremmo fare uno scambio: tu provi il mio fioretto e io la tua katana!»

Miyamoto Musashi: (Sorridendo) «Se riuscirai a sollevare la mia katana, io impugnerò il tuo fioretto. Ma sappi che non è l’arma a fare il guerriero: è la mente e il cuore che la guidano.»

Bebe Vio: «Affare fatto! Però ora, maestro, ti porto a scoprire una tradizione moderna: la pizza dopo l’allenamento. Ti prometto che è un’arte anche quella!»

Miyamoto Musashi: «Se la condividi con il cuore, ogni arte ha il suo valore. Guidami, giovane guerriera, e impariamo insieme un’altra lezione.»

Con un sorriso e una complicità che trascende il tempo, i due si avvviano verso un momento di condivisione, dimostrando che, nonostante le differenze culturali e storiche, i valori di dedizione, rispetto e crescita personale rimangono universali.

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